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Cultura Indiana

Navaratri

Navaratri, letteralmente le Nove notti, è una festività dedicata all’adorazione della Devi o Shakti, la Madre divina, l’espressione femminile di Dio.

Nel 2020 si festeggia dal 16 al 26 ottobre.

Nelle sacre Scritture, in particolare nei Purana e nei Dharma-shastra, sono menzionate due Navaratri: la Vasantanavaratri e la Sharanganavaratri.

Di fatto però la prima non è molto praticata e ha lasciato il posto alla seconda, che si svolge nella stagione autunnale dopo il monsone. I festeggiamenti iniziano con l’arrivo della luna nuova del mese lunare di Ashvina (settembre-ottobre) e si protraggono per nove giorni.

Navaratri è conosciuta, soprattutto nel nord dell’India, anche come Durgotsava, la festa di Durga, in cui si venerano le nove forme di Durga, l’invincibile.

In molte tradizioni dell’India meridionale, i primi tre giorni sono dedicati a Durga, espressione divina di forza, di potente energia capace di distruggere i demoni dell’egoismo e dell’adharma; i tre giorni seguenti si adora Lakshmi, espressione della generosità, della luce che disperde l’ignoranza (avidya), della prosperità fisica e spirituale; gli ultimi tre giorni sono incentrati invece sul culto di Sarasvati, espressione della conoscenza pura e dell’arte.

Navaratri è una festività particolarmente cara alle donne, venerate e rispettate in quanto espressione più pura della Devi, della Madre. Per molti segna anche un nuovo inizio, un momento in cui ci si purifica delle proprie colpe e si ricomincia con energie spirituali vivificate e più forti.

Al termine delle nove notti, il decimo giorno, si celebra la festività nota come dasahara, ciò che dissolve le dieci colpe o errori. Questo giorno è anche noto come vijayadashami, il decimo giorno della vittoria e si riferisce a un mito presente nei Markandeya Purana in cui è narrata la nascita di Durga e l’origine della Navaratri.

La leggenda

La leggenda narra di Rambha e Karambha, figli di Danu re degli Asura. Entrambi senza progenie, pregavano costantemente per avere dei figli. Un giorno, durante una meditazione Indra assunse le fattezze di un coccodrillo ed uccise Karambha, scatenando l’ira del fratello. Rambha decise così di suicidarsi tagliandosi la testa e di offrendola in sacrificio al fuoco. Quando stava per compiere questo atto, Agni apparve e disse che il suicidio è peggiore dell’omicidio e che avrebbe esaudito qualsiasi suo desiderio se avesse desistito nel suo intento. Rambha chiese di avere un figlio che fosse invincibile ed in grado di conquistare i tre mondi, ottenendo il beneplacito di Agni.

Sulla via di casa Rambha incontrò una femmina di bufalo, Mahishi, di cui si innamorò, sposò e mise incinta. Un giorno un bufalo si innamorò di quest’ultima scatenando l’ira dell’Asura. Dalla lotta che ne scaturì Rambha fu ucciso e Mahishi morì sulla pira funeraria del marito, dalle cui fiamme nacque il demone (asura) Mahisha.

Mostruoso demone a testa di bufalo, era così potente che il suo tentativo di scalzare gli dei dal cielo, per prenderne il posto, non trovava alcuna credibile possibilità di opposizione da parte degli dei stessi. Fu allora che i deva si rivolsero a Shiva e Visnu, ai quali successivamente si unì anche Bramha. Unendo contemporaneamente le loro energie sotto forma di fiamma, diedero vita alla dea Durga.

Durga venne dotata delle armi dei principali Deva: il tridente di Shiiva, il disco di Visṇu, il fulmine di Indra, la lancia di Agni, il lazo di Varuṇa, le frecce di Maruta e i raggi del sole di Surya. possedeva lo splendore del volto di Shiva, i capelli di Yama e il seno di Chandra, i piedi di Brahma, il corpo di Indra, le braccia di Visṇu, e tre occhi che presero forma dalla luce del fuoco di Agni.

Essa sfidò il mostro, che, inizialmente, le sfuggì trasformandosi successivamente in leone, eroe, elefante ed infine bufalo gigante. Sotto questa ultima forma la dea riuscì finalmente ad ucciderlo, trapassandolo con un tridente.

Interpretazione

Al di là della mitologia, come in ogni racconto della tradizione indiana, i demoni che Durga combatte rappresentano le forze oscure che ostacolano il nostro percorso verso la realizzazione spirituale. Rappresenta una metafora di come sconfiggere le energie negative come paura, rabbia, avidità, restando fedeli e fiduciosi alla propria forza.

Sotto un profilo più esoterico invece, Durga è una storia sulla trasformazione dell’ego, che, come i demoni, si insinua nel nostro cammino di crescita interiore cercando di controllare l’ambiente che ci circonda, le persone, il nostro corpo, i pensieri. Esso si nutre di potere e il controllo, ma l’energia rappresentata dall’immagine di Durga (Durga Shakti) ha un piano differente: vuole allontanarsi da una consapevolezza egocentrica e allinearsi a una di livello universale.

Durga in sanscrito significa fortezza, possiamo percepire l’energia di questa icona ricordando i momenti in cui ci siamo lasciati andare al cambiamento, in cui abbiamo deciso di abbandonare ciò che non andava per seguire ciò che veramente sentivamo dentro di noi.

Quell’istante in cui, nel nostro cuore, ci siamo detti questo è il momento.

Cultura Indiana

Happy Holi!

Holi è la festa dei colori, si celebra in India nei giorni che precedono la luna piena del mese di Phalguna, a cavallo tra febbraio e marzo.

E’ una festa molto sentita, ricordo quando ho potuto viverla durante il mio primo viaggio in India, a Goa nel 2014.

Originariamente legata all’agricoltura, Holi è anche un’occasione per festeggiare i primi raccolti dopo l’inverno.

La celebrazione avviene nel corso di due giornate. Il primo giorno si accendono dei falò, richiamando al significato dei miti associati alla festività, alla vittoria del bene sul male, alla vittoria della luce sull’ignoranza. Il secondo giorno viene dedicato interamente al puro divertimento. La comunità intera, senza distinzioni di alcun genere, classe o religione, scende per le strade lanciando polveri o acqua colorate, cantando e danzando insieme.

Miti legati alla festività

Hiranyakashipu, Holika e Prahlad

Prahlada, figlio del demone Hiranyakashipu, era un ardente devoto del Dio Vishnu, ma suo padre sentendo il suo potere e la sua autorità sminuiti da tanta devozione, tentò diversi espedienti per ucciderlo.

Una volta, ordinò a sua sorella Holika di salire insieme a Prahlada su una pira. Prahlada accettò la sfida di suo padre e immediatamente iniziò a pregare il Dio Vishnu, affinché lo proteggesse. Holika, la zia malvagia di Prahlada, grazie ad alcuni meriti ottenuti nel passato, sarebbe dovuta essere immune al potere del fuoco. Tuttavia, Holika fu punita per le sue intenzioni malvagie e fu distrutta dal fuoco, mentre Prahlada ne uscì salvo.

L’episodio di Holika è simbolicamente rievocato con l’accensione di falò durante la celebrazione di Holi.

Shiva, Parvati e Kamadeva

Shiva, conosciuto per essere l’asceta per eccellenza, si era ritirato sulle vette dell’Himalaya dopo il grande dolore generato dalla morte della sua consorte Sati. Entrò in una profonda meditazione con l’intenzione di non uscirne mai.
Nel frattempo, la sua consorte Sati era rinata sulla terra come Parvati, la Bella figlia di Himavan, il Signore della Montagna. Si era messa alla ricerca del suo amato Shiva, ma quando lo trovò egli non la riconobbe e la rifiutò. Ma Parvati non si arrese e decise di sottoporsi anch’ella a una disciplina rigorosa.

Il crescente disinteresse di Shiva verso gli affari del mondo iniziò a preoccupare gli altri Dei che decisero di intervenire; chiesero aiuto al Dio dell’amore Kamadeva. Egli, per il bene dell’umanità, accettò di scoccare una delle sue frecce su Shiva, seppure fosse conscio del rischio che ciò comportava per la sua incolumità.

Kamadeva scoccò la sua freccia su Shiva e lo distolse dalla meditazione. Adirato furiosamente per questo atto Shiva, con il potere del suo occhio interiore, incenerì il povero Kamadeva. La freccia tuttavia ebbe l’effetto voluto, e così Shiva e Parvati si sposarono e il mondo fu salvo.

La storia di Kamadeva continua con sua moglie Rati, la Notte, che si recò da Shiva per chiedere di graziare il marito. Shiva, Colui che è sempre compassionevole, accettò la richiesta di Rati e mitigò la sua maledizione. Riportò quindi Kamadeva in vita ma gli concesse di vivere in forma invisibile. Da allora egli è infatti conosciuto anche come Ananga, senza membra.

L’incenerimento di Kamadeva è ricordato attraverso i falò che le genti del Sud India compiono durante la festa.

Krishna e Radha

Si narra che Krishna, quando era bambino, fosse geloso della carnagione chiara di Radha rispetto alla sua che era molto scura. Si lamentò di questo con sua madre, Yashoda, la quale scherzando gli consigliò di mettere del colore sul viso di Radha e vedere come sarebbe cambiata la sua carnagione.

Il giovane e dispettoso Krishna prese sul serio le parole della madre e così colorò il volto di Radha.

Il gioco d’amore tra Krishna, Radha e le Gopi che si gettano acqua e polveri colorate è diventato così popolare che la festa di Holi è celebrata con grande entusiasmo soprattutto a Vrindavana e a Mathura.

Buona primavera!

Happi Holi a tutti voi!

 

(fonte Unione Induista Italiana)

 

Cultura Indiana

Maha Shivaratri

Uno dei momenti più sacri ed importanti nella tradizione hindu è rappresentato dalla festa di Maha Shivaratri, la notte spirituale di Shiva (o la grande notte di Shiva, come indica letteralmente il nome).

Essa cade nella notte che precede la luna nuova tra i mesi di febbraio e marzo e quest’anno verrà celebrata il 4 Marzo.

Ci sono molte leggende mitologiche associate a questo giorno.

Una leggenda popolare narra di un cacciatore che non riusciva a trovare nessuna preda nella foresta, così si mise ad aspettare seduto sul ramo di un albero di limonia. Per attirare i cervi iniziò a lanciare le foglie dell’albero per terra, ignaro di uno Shiva Lingam posto sotto l’albero. Appagato dal dono delle foglie e della pazienza dimostrata dal cacciatore, si ritiene che il Signore Shiva apparve di fronte a lui benedicendolo con la sua saggezza. Da quel giorno in poi, il cacciatore smise di mangiare carne.

Un’altra leggenda (Samudra Manthan) associata a questa festa narra di come Shiva, con i suoi poteri yogici, salvò il mondo bloccando nella sua gola tutto il veleno in cui si era trasformato l’oceano durante il processo di creazione del nettare dell’immortalità, assumendo il colore blu con cui viene rappresentato in certe icone.

Tale festività è associata anche al matrimonio tra Shiva e Shakti (i due elementi principali della dottrina tantrica) e mette in risalto la grandezza di questa divinità, si narra inoltre che, durante questa notte, il dio danzasse la Tandava, la danza cosmica associata al ciclo della creazione e che trova la sua rappresentazione nell’icona più classica della tradizione indiana, lo Shiva Nataraja.

Secondo la tradizione, nel giorno della festa, i templi si riempiono di persone fin dalle prime ore del mattino, vengono celebrate le puja ai lingam chiedendo favori alla divinità. E’ anche usanza fare un bagno rittuale alle prime luci dell’alba, nel Gange o in qualsiasi altra fonte d’acqua, per mondare lo spirito dai propri peccati. In particolare, sono sei i riti che vengono celebrati al cospetto dei lingam:

  • viene eseguito un lavaggio rituale con acqua, latte e miele, a rappresentare la purificazione dell’anima;
  • viene poi applicata della pasta di sandalo, a rappresentrea la virtù;
  • vengono offerti dei frutti, a rappresentare la longevità;
  • viene bruciato l’incenso, per richiedere fortuna;
  • vengono accese delle lampade, per richiedere l’ottenimento della saggezza;
  • infine, vengono riposte foglie di betel, a rappresentare  il soddisfacimento dei piaceri mondani.

I devoti si decorano la fronte con tre strisce di cenere (Tripundra) a rappresentare la conoscenza spirituale, la purezza dell’anima e la penitenza, ed usano indossare un mala fatto con semi di rudraksha, la cui pianta di origine si narra fosse nata dalle lacrime del dio Shiva.

Il mantra più celebre recitato in questa occasione è:

Om Namah Shivaya

una formula recitata sia in questa maniera semplice, che come verso nei canti devozionali o bhajan.

Riporto di seguito alcuni di questi canti:

Shiva è notoriamente il dio distruttore nella religione induista, distruzione intesa come cambiamento, quindi questo giorno – induisti o meno – rappresenta un’occasione per formulare i nostri migliori auspici, i nostri desideri di cambiamento per questo anno da poco iniziato.

La vita è un continuo mutamento e noi ne facciamo attivamente parte, siamo gli artefici del nostro destino.

Om Bam Bolo

Pensieri

Un anno di Nali Yoga!

Lo scorso 10 gennaio il nostro centro ha compiuto un anno!

Il tempo è volato! Quante cose abbiamo fatto… e quante dobbiamo ancora farne!

Abbiamo incontrato vecchie conoscenze e ne abbiamo fatte di nuove.

Qualcuno è rimasto, qualcuno ha cambiato percorso, ma va bene così.

Quanta fatica, ma quanta soddisfazione!

Abbiamo creato lo spazio che sognavamo, un luogo in cui praticare yoga e in cui poter condividere la nostra energia con chi lo frequenta.

Oggi abbiamo festeggiato con una lezione speciale. Una classe accompagnata dalla splendida musica di Paolo Sereno e un delizioso buffet finale curato da Dea’s Kitchen.

Per chi non c’era, non possiamo farvi sentire il sapore del cibo… ma potete guardare qualche foto dell’evento!

 

Om Hrim Shrim Maha Lakshmi Namah

 

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